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DIDACTA 2026: IMPARARE CON L'AI

  • 6 days ago
  • 2 min read

Updated: 5 days ago



Durante la mia visita a Didacta 2026 ho seguito numerosi  interventi molto stimolanti sul rapporto tra studenti e intelligenza artificiale.

È impressionante che in Cina solo 1% di insegnanti e studenti non abbiano mai usato l'AI nel loro lavoro. La diffusione ormai è capillare.

L' era del Superumano , cioè l'era in cui la capacità dell'AI è in grado di eguagliare i risultati complessi dei migliori esperti umani che editano i dati su cui essa lavora, apre una serie di sfide anche per la scuola.


L' idea centrale è stata questa: più che chiederci come insegnare con l’AI, dovremmo chiederci come si impara con l’AI.

Le ricerche mostrano che gli studenti la usano soprattutto per tre attività: generare idee, sintetizzare contenuti e fare ricerche. È percepita come uno strumento utile e spesso molto chiaro nelle spiegazioni.

Non mancano però le criticità. Il rischio è la delega cognitiva: affidare troppo all’AI i processi mentali, con possibili effetti di deskilling e perdita di competenze. C’è anche il pericolo della fiducia cieca e dell’illusione di aver capito qualcosa senza averlo davvero elaborato. Inoltre, l’abbondanza di informazioni rende sempre più importante saper porre domande ma soprattutto saper selezionare e valutare le risposte.

L'effetto dell'uso dell'AI è spesso doppia:

chi sa pensa di non sapere mai abbastanza, chi non sa pensa di sapere tutto.


Una ricerca che mi ha molto colpito ha evidenziato come l'AI sia percepita molto più empatica rispetto al riscontro dato da personale umano, questo fa riflettere molto.


Interessante anche la distinzione tra chatbot che fanno da semplice “stampella” e quelli che, con un approccio più maieutico, stimolano domande e riflessioni negli studenti.

Pensate che per la didattica della musica, l'AI è riuscita ad analizzare in modo computazionale gli elementi di una composizione musicale ( es. la brillantezza del suono)  e  a creare strumenti per fare comporre pezzi musicali agli studenti imitando il timbro di grandi compositori di cui si erano analizzate le performance, riducendole a miriadi di dati.

Resta impossibile insegnare l'atto creativo, ma oggi gli strumenti di AI consentono analisi profonde delle performance artistiche comprendendone le tecniche.

Torno da Didacta con una convinzione:

la vera sfida educativa non è stare al passo con l’AI, ma formare persone capaci di decidere che posto avrà nella nostra umanità.

Prof. Pagani


Allego una slide sui rischi e  proposte di formazione free per i docenti:

link per iscriversi a corsi per insegnanti sull'AI:



 
 
 

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